NORMALE COME RESPIRARE / DUE / N’JEENA E NINA

 

 

Il suo nome è diventato Nina, perché N’Jeena non lo riuscivano a pronunciare. Com’è diversa la lingua, in questo paese.

La storia con Carlo è durata poco, anzi: non è stata una storia. Una specie di finta, piuttosto, che l’ha lasciata gonfia e nauseata. Nemmeno capisce di essere incinta, sulle prime: impossibile, lei non è una stupida, la pillola l’ha presa. Vero che non tutto funziona sempre, però…

Lavorare in mensa non può più. Gonfiore, vomito: com’è diverso il cibo in questo paese. Sarà allergica a qualcosa. Una settimana a casa, e niente: il ventre non si sgonfia, la nausea non la lascia. Ma è tempo di cercare una nuova occupazione. Sente dire che la farmacia dei viali cerca una persona per le pulizie: oh sì, lì non ci sarà nessun odore disgustoso, lì tutto è fresco, ordinato. Nina corre come può: troppo tardi, l’hanno già trovata. Primo, piccolo conato.

La farmacista le chiede come si sente. Perché? Respira a fatica. Vuole sedersi? No, grazie, non importa: in quel momento il secondo conato, più forte. Quando torna a casa ha in borsa un test di gravidanza. Lo fa la mattina dopo: positivo.

N’Jeena, sarai madre anche tu, come tua madre e sua madre prima di lei.

E ora?

Carlo, rintracciato a fatica, non ne vuole sapere. Non ci aveva contato. I mesi passano: il padrone di casa vuole l’affitto ma un vero lavoro ancora non c’è. Salife nasce nel bel mezzo della primavera. È piccolo ma perfetto e Nina ha tutto il latte del mondo: se solo lo sfratto non fosse troppo vicino e il denaro troppo lontano la vita potrebbe davvero sorriderle.

Stiamo cercando casa per Nina e Salife, anzi per N’Jeena, Nina e Salife, anzi insieme a loro. Una casa per tutti i loro nomi e tutte le loro vite, quelle passate e quelle future, aperta alle loro fortune legate a un filo di seta e chiusa sulle notti nere dei troppi corvi di città, una casa in cui poggiare sul davanzale una ciotola con un pugno di terra di Casamance e sognare, prima di dormire.

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In ogni caso nessun rimorso
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2 risposte a NORMALE COME RESPIRARE / DUE / N’JEENA E NINA

  1. assunta altieri ha detto:

    Avevo ventitrè anni quando, mangiando una fragola all’inizio della seconda settimana di gravidanza (quindi non ancora sospettata) ho avuto la certezza di aspettare mia figlia. Lo sentivo ed avevo ragione. Il resto: le difficoltà, la vita che cambia. E cambi tu. Cambia il mondo, o la tua visione di esso. Non so. So solo che ero nella mia terra, fra persone che – seppur sconvolte – mi amavano e – seppur tenute fuori per il maledetto orgoglio – c’erano. Ed è fondamentale che ci siano e corrano con N’jeena verso un posto di lavoro, una casa, un mondo: il nostro (mio, tuo, suo e di Nina).

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