SE NON IERI, QUANDO?

 

 

Alle quattro meno dieci, in piazza Repubblica a Perugia, siamo in due. O meglio: ci sono io e c’è una ragazza che si ripara dalla pioggerellina nell’androne di un bar chiuso, con un cartello di cartone con su scritto il suo nome ─ Diana ─ la sua età ─ 26 anni ─ e accanto una frase di Anna Magnani: “Ho dentro di me tante figure, tante donne […]. Ho solo bisogno di incontrarle”. Mi avvicino: “Sei qui per il flash mob?” “Sì”, risponde timidissima, e dopo un attimo di esitazione aggiunge: “Anche se non lo so, che cos’è un flash mob”. “Nemmeno io”, le confesso. “Ma vedrai che qualcosa ci verrà in mente”. Percorriamo la piazza con lo sguardo: è vuota, tranne che per un tipo che ci si avvicina sorridendo ─ “ci sono anch’io”, dice ─ e per qualche passante. Niente sciarpe bianche (una, due forse), niente cartelli, niente pettorine improvvisate con su scritto il nostro nome, quel che facciamo (pagate o meno) e il nome di un’altra, dell’altra che portiamo con noi: per Diana Anna Magnani, per me Giuseppina Martinuzzi, istriana e rivoluzionaria. E mia prozia. Arriva qualcun’altra, mi faccio aiutare a fissarmi Giuseppina sulla schiena, arriva mio marito (ha con sé nonna Marietta, portata al cimitero di Livorno con un barroccio prima che lui nascesse e ora arrampicata sulla tela alle sue spalle), arriva una signora con una sacca da cui inizia a tirare fuori scialli, sciarpine, sciarpette, tutte candide. Mentre le sgroviglia arrivano alla spicciolata le sue amiche e se le drappeggiano una con l’altra: età minima, settant’anni.

La piazza lentamente si fa meno vuota, girello a salutare amiche che non vedevo da tempo ─ da un’altra vita ─ e a curiosare nei capannelli informali che sento più vicini: giovanissime che si sono fatte accompagnare da Michelina Di Cesare, Rose Parks, Emma Goldman, Rosa Luxemburg, Teresa Strada; non più giovani che sono qui con le madri della patria ─ Teresa Noce, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Camilla Ravera ─ fissate al bavero con nastrini tricolori; famiglie intere, dalla nonna ai nipoti, ciascuno con il suo pezzetto di storia e di cultura allegramente tra le mani: Carla Lonzi, Tina Modotti, Ilaria Alpi, Milena Gabanelli, Berta Von Suttner, Matilde Serao, Marie Curie, Margherita Hack. Le 16.30 sono ancora lontane e via via che la piazza si riempie avviene un fenomeno inedito e inaudito: tutto intorno a me, a voci ora quiete ora squillanti, si dipana un’incredibile enciclopedia: “Berta Von Suttner?” “La prima donna ad aver ricevuto il premio Nobel, per la Pace, nel 1905.” “Grazie.” “E tu? Jafar Panahi? Non è un uomo?” “Sì, ma i suoi film mi hanno insegnato molte cose e poi sta in galera: se non ce lo porto io qui lui come ci viene?” “Guarda lei! Una brigantessa!” “Dove?” “Lì, vicino a Francesca Schiavone.” “La tennista? C’è anche lei?” “No, se l’è portata quella ragazza.” “E perché? “Non lo so, chiediamoglielo. A proposito, io sono Fiamma: e tu?” “Giusi. E come occupazione ho scelto: amorale. Non sono qui per fare la predica a nessuna.”

È quasi l’ora. Ma che cosa faremo, non lo sappiamo. Nessuna ha deciso niente, nessuna c’era che dovesse decidere per nessun’altra. Siamo qui, mescolate al passeggio domenicale, inumidite da un’acquerugiola che non si decide a diventare vera pioggia ─ meno male ─ ma che non lascia capire chi, al riparo delle tettoie del cinema, della libreria, dei bar, sia con noi e chi sia qui perché è domenica, si va in città, si fan le vasche. Siamo un po’ scoraggiate, così cominciamo a prenderci per mano. Una, due, tre. Dieci, venti, cinquanta. Facciamo il giro della piazza, dài, così chiudiamo il cerchio e magari ci contiamo o almeno ci vediamo tutte in faccia. Solo che presto ci accorgiamo che non è possibile, altre arrivano, spuntano sciarpe bianche come piovesse ─ invece ha smesso ─ le borse iniziano a rigurgitare fogli e pennarelli, qualcuna ha una scatolina di spille da balia, altre hanno portato cartelline trasparenti per infilarci i fogli, altre nastrini ─ bianchi, arcobaleno, tricolori, rossi ─ e ci si aiuta ad appenderseli al collo, alle borse, in cima agli ombrelli finalmente richiusi, sembriamo alberi di date, cespugli di facce, una primavera di donne fiorite.

Inutile continuare così: in piazza non c’entriamo. Partiamo, spontaneamente, per mano, verso il corso, verso l’altra piazza, più grande, lì almeno ci sarà posto per noi: e invece no, arriviamo alla piazza grande e appena ci voltiamo a guardare l’altra vediamo che è ancora zeppa di donne, di bambini, di uomini; sbuca qualche striscione autoprodotto ─ lenzuola e spray ─ circondiamo la fontana una volta, due volte, ma non c’è verso, non ci s’entra. Per mano, correndo, spalla contro spalla ci riallunghiamo sull’altro lato del corso, siamo in doppia fila (una vigile ci applaude, agita la paletta verde e grida: “via libera!”), siamo una doppia catena di mani vecchie, bambine, piccole, grandi; un ragazzo s’è portato appresso l’Italia (“Età: 150 anni. Professione: Nazione. Sesso: donna. Rispettala!”), un altro sua nonna in carrozzina, che partecipa al girotondo, che non è tondo ed è oramai ben più di un giro, costeggiandolo e fotografandolo. Quando corriamo, ridendo lascia il freno delle ruote e si tuffa senza paura tra decine di braccia che l’accolgono. In fila non ci si sta, tocca fare un serpentone, un’onda, avanti, indietro, di nuovo avanti, giriamo su noi stesse, ci scambiamo di posto. “Questo flash mob è diventato una flash dance”, mi dice Angela, “operaia e precaria”, che è qui con Patti Smith dondolante dal cappuccio della giacca a vento. “Allora cantiamo”, rispondo: ma non faccio in tempo a decidere cosa che, a metà tra lo slogan ritmato e la nenia circolare, “Se non ora quando?” grida un lato del corso, e “Se non ora sempre” rispondiamo dalla nostra parte. E nelle sacche di silenzio tra un “quando” e un “se” s’infila il coro “dimissioni, dimissioni”, prima gridato poi saltato, e in mezzo un contrappunto di “dignità” e “siamo qua”, in controcanto. Incredibile, incredibile, ci ripetiamo a vicenda mentre ripartiamo: di nuovo verso la piazza piccola, di nuovo verso quella grande, di nuovo circondiamo la fontana, di nuovo saltiamo, dimissioni e dignità, dignità noi siamo qua, se non ora siamo qua, sempre siamo dignità, le parole si mescolano, le mani non si stancano di perdersi e ritrovarsi, un bambino m’insegue ─ “Non rompere il cerchio!”, mi sgrida ─ e mi riafferra con una morsa piena d’allegria, mentre sua madre fa lo stesso con chi ha vicino, il tutto con una piccolina in collo che, tranquilla nel suo marsupio, succhia concentrata il suo ciucciotto. “Ma come fai? Ci riesci?” le chiedo. “Come? Così!”, mi risponde, e ridendo continua a danzare.

Sono passate da un pezzo le cinque, nessuna si cura di far sì che un flash-qualsiasi-cosa-sia-mob sia appunto un flash, rapido, veloce: abbiamo ancora da parlarci, da scambiarci numeri, appuntamenti (“Ci rivediamo domenica prossima?” “Sì!” “Stessa ora, stesso posto?” “Chiaro.” “E poi? Che facciamo?” “E che ne so. Qualcosa ci verrà in mente”), nomi: allora a presto Cinzia, ciao Noelia, a domenica Wendy, ci vediamo Marzia, oh che bello Maria Rita, c’eri anche tu! Ci puoi giurare. Eravamo talmente tante che non ci siamo nemmeno viste. Per una volta, meglio così.

Immersa nella folla che riempie da un lato all’altro corso Vannucci torno all’appuntamento che ci siamo dati con Alfredo alla fine se ci fossimo persi, cosa regolarmente e allegramente avvenuta (lui mi ha sentita cantare “se non ora sempre”, io l’ho scorto mentre lo intervistavano), e incrocio il più bel regalo di questa giornata così generosa: una bambina con le trecce che si allontana per mano a mamma e papà. Sulle spalle di lui un foglio, stinto dall’acqua che ha appena ricominciato a cadere, dice “il potere censura solo le frasi che capisce”, su quelle della madre c’è “Zia Fani, partigiana” e su quelle della piccola ─ “Sara, scolara” ─ la figura femminile che ha voluto portare con sé: Lisa Simpson.

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In ogni caso nessun rimorso
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29 risposte a SE NON IERI, QUANDO?

  1. dicksick ha detto:

    Complimenti per la capacità di raccontare una cosa così bella e così sentita, anzi, che dico di raccontare, di trasportare

  2. eka ha detto:

    Bellissimo questo post, queste sono cose che riempiono il cuore. Io ero a Genova, sotto l’acqua e con un esame (dato oggi) da finire di preparare. Ma ne è valsa la pena.

  3. Laura Costantini ha detto:

    Chettedevodi’? Sto in redazione e c’ho le lacrime agli occhi. Grazie. Era dagli anni ’70 che non mi sentivo cosi’. E allora ero troppo giovane per capire fino in fondo la bellezza della partecipazione.

    • UtoFia ha detto:

      Scopro un gran bel pianto liberatorio, per te e per molte – sì, anche per me, che invece in quegli anni c’ero. Anni raccontati ancora troppo poco… provvederemo.

  4. Silvia ha detto:

    Grazie Fiamma, grazie! Il calore delle tue parole arriva fin qui, a Francoforte, dove abbiamo sfilato anche noi, ieri, insieme a bimbe nel marsupio o sulle spalle dei papà tedeschi (più agguerriti e convinti di noi, se è possibile!), a rappresentanti dell’ANPI Germania e a migranti di nuova e di vecchia generazione, tutte accomunate dal desiderio di far sentire la nostra voce insieme alla vostra in Italia, perché anche noi vogliamo tornare a casa, eccome se lo vogliamo! Un abbraccio, Silvia

  5. manginobrioches ha detto:

    Le donne fanno: questa è la magia, questo è il segreto (di Pulcinella), questa la chiave. Le donne fanno il mondo, e poi ricominciano. Abbiamo appena ricominciato.

  6. laura ha detto:

    a Roma tante, inaspettate.. ero a piazzale flaminio dalle 13.30 l’appuntamento alle 14 ma la folla era già così tanta che non ci si entrava più dalla porta antica e che di eventi come questi ne avrà visti tanti, ma oggi proprio oggi nel 2011 è forte denso sperato ma inaspettato. decido di aggirare la piazza e mi faccio avanti dal dietro.. parole intense arrivavano alle mie orecchie che vibravano.. dignità, rispetto, dimissioni..
    mentre da dietro la grande muraglia della piazza arrivava questa forte energia, la viuzza era già un fiume di donne di tutte le età che cercano di arrivare al luogo predestinato.. tutte vicine appiccicate.. ci sorridiamo.. parliamo.. i nostri sguardi si fanno complici. perchè oggi mi sono sentita parte di tutte noi. tra le donne che hanno parlato alla piazza quella che più mi ha colpito è proprio stata la più giovane, adolescente liceale.. “pretendi di non essere giudicato? ma noi tutti i giorni a scuola, a casa, nella vita siamo sempre giudicate in ogni istante, in ogni vestito da noi indossato, in ogni sguardo, in ogni parola…” noi non siamo come gli uomini, come un’altra affermava, noi veniamo da un passato diverso, da una cultura basata sulla famiglia patriarcale… da un mondo gestito da soli uomini.
    potrei continuare a raccontare ma l’unica cosa che conta è “quanto siamo belle quando siamo tutte insieme!”
    un abbraccio a tutte
    laura

    • UtoFia ha detto:

      Giudicate, ogni giorno. Pesate e scartate, ogni giorno. Troppo spesso è così e troppo spesso non sappiamo immaginarci che così, sul filo del rancore. Sai, Laura, è stato bellissimo portarci sulle spalle e sulle schiene ”le altre”, invisibili per scomparsa o solo per silenzio o ignoranza. Ci ha fatte sentire arrampicate sulle spalle delle giganti che ci hanno preceduto. Dentro, fuori, dentro, fuori, dentro, dentro, dentro. E avanti. Insieme, sì, siamo bellissime.

  7. Stefania ha detto:

    Fiamma, che bello!

  8. raffaele isidro parodi ha detto:

    io sono contento che moltissime mie amiche abbiano riempito piazze e vicoli e viali, sono contento. le analisi su chi c’era e chi non avrebbe dovuto esserci le facciamo domani,anche per non farvi scippare la piazza . ALE’

    • UtoFia ha detto:

      Domani, domani. Oggi ancora assaporiamo questo frutto acerbo. “Di tutti i semi che mi hai mandato solo uno è cresciuto, e confido che non sia un’erbaccia.” Antonio Gramsci, dalle Lettere dal carcere, ripreso da Elsa Morante in apertura della Storia – che oggi torna a essere anche nostra. Bentornato.

  9. assunta altieri ha detto:

    Mi vengono i brividi. Giuro mi viene da piangere e non ricordo più da quant’è che non lo faccio. Ma questo è un pianto di gioia. Ci siamo, siamo tante, siamo assieme. E io stupida che mi son sentita sola per così tanto tempo da far crescere un albero. Che meraviglia queste pagine sparse di un solo diario.

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  11. Lia ha detto:

    Sono partita da PG ieri in tarda mattinata, volevo arrivare ad AN in tempo per la manifestazione… ma forse avrei fatto meglio a restare a PG… almeno ti avrei abbracciata, o mia amata scrittrice.

    • UtoFia ha detto:

      Lia, è importante anche tessere reti lassù, o laggiù dove ora sei. Com’è andata ad Ancona? Però sì, se ti avessi incontrata in quella folla, che iperfesta sarebbe stata!

      • Lia ha detto:

        E’ andata benissimo, piazza stragremita (ho messo qualche foto su FB), microfoni che funzionavano, donne di ogni genere che hanno parlato, letto articoli della costituzione e altro, raccontato loro esperienze, citato altre donne (e uomini), urlato. Un video. Mi ha particolarmente commossa sentir parlare del contributo delle donne alla resistenza. Un bacio.

        • UtoFia ha detto:

          Qui invece niente – niente microfoni, niente letture pubbliche, niente video, niente musica diffusa, niente palco, niente istituzioni, niente. Eravamo nude, come quando si nasce. Forse anche per questo continuo a considerarla una giornata davvero speciale. E ora corro a vedere le foto!

  12. Flavia ha detto:

    Grazie a tutte 🙂

  13. maria grazia serradimigni ha detto:

    è bellissimo, non so aggiungere neanche una parola!
    come quando guardi un tramonto perfetto in un perfetto silenzio
    grazie!

    • UtoFia ha detto:

      Grazie a te! Soprattutto di essere uscita dal guscio e di aver inaugurato i commenti qui. Troppi gusci è tempo di lasciare, troppi gusci stiamo lasciando…

  14. Anna ha detto:

    Lisa Simpson! Non poteva scegliere meglio, quella donnina.

    • UtoFia ha detto:

      Vero? Con due sconosciute le abbiamo assegnato all’unanimità e su due piedi il primo premio, consistente in un niente (che si è messa religiosamente in una tasca, ringraziandoci molto seria) e tre sorrisi (che ha ricambiato).

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