CONTROSCRITTURE DUE / #rogodilibri

 

Lungi dall’essere una boutade da dismettere con una scrollata di spalle ,la minaccia di istituire un nuovo indice dei libri da proibire e quindi eliminare dalle biblioteche pubbliche assume, con il passare delle ore, dimensioni sempre più concrete e perciò preoccupanti. È presumibilmente vero, come scrive Ugo Tassinari qui che chi togliesse dagli scaffali i libri dei firmatari, sette anni fa, dell’appello per la libertà di Cesare Battisti proibendone così la lettura commetterebbe il reato di peculato per distrazione: i libri in questione, vale a dire, sono stati acquistati con fondi ─ soldi ─ pubblici e al pubblico vanno destinati, punto. Ma sarebbe la prima volta che in questo Paese di stanchi, di pigri, di acquiescenti, si assisterebbe al far strame di una legge? Domanda retorica.

E poi, che cosa aspettiamo a capire che il caso Battisti non c’entra un bel niente? Oggi è lui, domani potrebbe essere qualsiasi altra persona o cosa: che cosa ci vuole a capire che, se faremo passare questa manovra, potranno proibire i libri di chiunque prenda posizione pubblicamente a favore della distribuzione senza intralci della pillola del gioro dopo, del testamento biologico, dell’acqua pubblica?

È pur vero che la presidente della provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto (PdL), ha preso le distanze dall’iniziativa censoria del suo collega di partito Raffele Speranzon: ma solo perché oramai la patata era bollente e continuare a tenerla in mano impossibile. Sull’intera vicenda,  ancora aperta, la copertura dei media è stata ed è molto, molto limitata: Michela Murgia su L’Unità (l’articolo è disponibile qui), Simonetta Fiori per Repubblica (lo trovate qui ), una puntata di Fahrenheit il cui podcast è introvabile (se potete smentirmi, grazie) e poco più. Sulla querelle (nulla più, è evidente) Zaccariotto-Speranzon non perdete l’occasione di leggere l’articolo di Massimo Carlotto già segnalato da me ieri e oggi consultabile qui.

Inoltre se Zaccariotto fa (apparente) marcia indietro ci pensa Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione, a rincarare la dose, promettendo una lettera ai presidi delle scuole medie superiori del Veneto in cui “[…] esorterò gli insegnanti a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori” in quanto “diseducativi”. Non ci credete? Vi capisco: quando il pericolo si fa troppo concrerto è umano negarlo: ma leggete voi stessi.

Tra le prese di posizione decise a contrastare il pericolo (ripeto) che ci minaccia (ripeto) concretamente (ripeto, sì, ripeto) ci apre il cuore trovare quella dell’AIB ─ Associazione Italiana Biblioteche ─ fermamente decisa a tutelare “il rispetto per il nostro vivere civile e democratico”. Ecco il testo completo, conciso e illuminante.

Sì, i primi passi indietro di chi ha avanzato la proposta di eliminare determinati libri, non per il loro contenuto bensì per le posizioni assunte sette anni fa dai loro autori, potrebbero farci pensare di aver vinto la partita: così non è, diamine. Come scrive Wu Ming 1 (è il settimo commento) 1: “Primo passo avanti, prima nostra vittoria. Ma è ancora troppo poco, non abbassiamo la guardia. E’ il fatto stesso che un assessore alla cultura (!) abbia una simile idea di ciò che in teoria dovrebbe amministrare, è il fatto che lui e altri abbiano trovato *assolutamente normale* proporre questa madornale, sesquipedale violazione della libertà di pensiero, è il fatto che questa roba [la sua lettera, NdR] sia ancora in circolazione (benché “a titolo personale”) a costituire il pericolo. Il fatto che un sindacato di polizia – il COISP – abbia tenuto una conferenza stampa congiunta coi promotori della schifezza [qui il testo del comunicato ufficiale] è un’implicita intimidazione. Insomma, non sediamoci su questi “allori”, perché qui c’è da pedalare.”

Non potrei essere più d’accordo: gambe in spalla.

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In ogni caso nessun rimorso
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