CONTROSCRITTURE UNO / #rogodilibri

 

 

Non sono una famosa scrittrice, non sono una famosa intellettuale. Anche per questo, a febbraio del 2004, non ho firmato l’appello per la libertà di Cesare Battisti: mi faceva orrore la sola idea che qualcuno potesse supporre che a muovermi fosse l’ambizione di associare il mio nome a quello dei promotori e dei primi firmatari, che al contrario di me tanto scrivono e pubblicano. “Io”, pensavo, “conto così poco: è giusto che si mobiliti chi, in questa società, in questo Paese, ha un suo peso. Non voglio sembrare desiderosa di vivere per luce riflessa. Nel mio piccolo ne parlerò, cercherò di confrontarmi con chi non la pensa come me e di chiarirmi le idee su una vicenda che mi appare piena zeppa di ombre e luci. Questo posso fare, questo farò”. E questo ho fatto.

Fino a oggi.

Fino a che non si comincia a parlare di liste di prescrizione, fino a che autori come Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Loredana Lipperini, Wu Ming, Valerio Evangelisti (devo davvero continuare? E allora continuo: Nanni Balestrini, Tiziano Scarpa, Sandrone Dazieri, Dario Voltolini. Non vi basta? Laura Grimaldi, Tommaso Pincio, Pino Cacucci, Antonio Moresco, Stefano Tassinari… e non sono ancora tutti) non rischiano ─ quanto concretamente si vedrà: e dipende anche da noi, sì, anche da me, anche dalla pochissima sabbia che potrò, che potremo, che sapremo mettere nel motore di questa stolida macchina ─ di vedere le proprie opere eliminate dagli scaffali delle biblioteche pubbliche del Veneto (per ora) in quanto “persone non gradite” all’assessore alla Cultura [sic] della provincia di Venezia Raffaele Speranzon e al suo collega di partito, il consigliere Pdl di Martellago Paride Costa: perché quell’appello loro sì che lo hanno firmato. Non importa che cosa tutti gli autori e le autrici all’indice scrivano nei loro libri (e mi chiedo: ma traduttrici e traduttori firmatari dell’appello incriminato subiranno lo stesso destino e vedranno banditi dagli scaffali anche i classici di cui hanno reso possibile la lettura o saranno ancora una volta autori invisibili?): importa solo che si siano situati fuori dal coro che invoca la forca ─ senza nemmeno elargire farina e feste a chi vi si accoda.

E allora ecco che vorrei aver scritto di più, ecco che vorrei aver pubblicato, e tanto, ecco che vorrei che il mio nome “contasse”. Perché potrei mettere molta, molta più sabbia in quel motore fino a gripparlo. Ecco che vorrei, in una parola, potermi assumere molte più RESPONSABILITÀ (ho alzato la voce? Sì, ho alzato la voce) di quelle, poche, che il mio ruolo di traduttrice e di poco o nulla conosciuta autrice (ruolo non certo residuale ma sì marginale nella catena di montaggio dei libri) mi concede.

Chi segue questo blog lo sa, qui si trovano solo racconti e sporadiche segnalazioni di libri. Raggiungo pochissime persone, non più di qualche centinaio. Se oggi dunque inauguro questa nuova sezione, “controscritture”, è per assumermi le responsabilità di cui dicevo. Perché per quanto piccola io sia so di starmene arrampicata sulle spalle di grandi che contribuiscono ogni giorno a costruire la lingua che parlo e che mi parla, e perciò farò la mia parte.

Eviterò le processioni di click, le lettere tutte uguali pronte da spedire, gli ammucchiamenti di nomi in calce a lettere aperte rivolte a istituzioni chiuse, che nemmeno le leggono. Credo sia meglio che ciascuna e ciascuno si chieda che cosa può fare concretamente: chi frequenta biblioteche può andare in quella più vicina, parlare con chi ci lavora o studia o semplicemente vi trascorre una parte di tempo, scrivere ciò che pensa, farne più copie possibile e lasciarle in giro, perché siano lette. Tutte e tutti possiamo telefonare alle radio e intervenire nei programmi a microfono aperto (sono tantissimi). Chiunque può parlarne con le persone con cui studia, abita o lavora (soprattutto chi nei libri e con i libri trae il proprio mezzo di sostentamento). Possiamo tutte e tutti comunicare rilanciando questa vicenda sui nostri siti e blog, nei social network che frequentiamo, diffondendo #rogodilibri su Twitter o sulle altre piattaforme che utilizziamo. Quanto a me, metto le mie quantestorie a disposizione: idee, dubbi, commenti, rimandi, aggiornamenti e link. È solo il mio porco dovere: perché se voglio continuare ad abitare (sia pure in una stanza piccola piccola, in uno sgabuzzino, in un cantuccio) nella grande casa della cultura il minimo che mi tocca fare è difenderne la porta. Non per tenerla chiusa, al contrario!, bensì per vigilare che nessuno si arroghi il diritto di fare da buttafuori sbarrando il passo a chicchessia.

Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano / logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto consunta / anche loro, dopo dei tanti di prima, / e prima di quelli di dopo… leggermente.

E, per favore, che nessuno tiri in ballo la propria posizione favorevole o contraria alla carcerazione di Battisti: non c’entra più nulla Battisti, nulla. Qui si tratta di ben altro. Qui si tratta di totalitarismo, puro e semplice, e della nostra capacità di resistere ai suoi diktat, più o meno concreti, più o meno idioti, più o meno pericolosi.

Qui, e ora.

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Informazioni su UtoFia

In ogni caso nessun rimorso
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4 risposte a CONTROSCRITTURE UNO / #rogodilibri

  1. Andrea Rényi ha detto:

    Sono d’accordo su tutto tranne sul fatto di non citare la propria opinione riguardo alla carcerazione di Battisti. Secondo me conta, pesa di più, condannare il provvedimento di Speranzon e condannare allo stesso tempo – è il mio caso – l’operato di Battisti. Ha un effetto psicologico più forte, ne esce rinforzato anche il ripudio della censura intollerabile dell’assessore veneziano.

  2. UtoFia ha detto:

    Qui http://lnx.noirmediterraneo.it/Veneto_Brasile_e_casoBattisti.pdf un ottimo articolo di Massimo Carlotto (in pdf) di cui riporto solo l’inizio:
    ”Gli affari del Veneto in Brasile e il caso Battisti ovvero la strategia della
    menzogna.
    La presa di distanza del presidente della provincia di Venezia, Francesca
    Zaccariotto, dall’iniziativa di Raffaele Speranzon non deve ingannare nessuno. È
    arrivata solo quando la posizione del suo assessore era diventata indifendibile e
    troppo costosa dal punto di vista politico. E sarebbe un errore ritenere che la
    faccenda sia finita qui. Marino Zorzato, assessore regionale (PdL) alla cultura è
    stato molto chiaro in questo senso “…Come partito liberale ci è difficile
    immaginare una censura. Si potrebbe invece individuare un meccanismo per
    informare, rendere evidente all’utente chi sia l’autore e quale posizione ha assunto
    sul caso Battisti”.
    È chiaro quindi che la lista di proscrizione di fatto non verrà ritirata e i libri degli
    scrittori, additati come complici di Battisti per aver firmato un appello in sua
    difesa nel 2004, spariranno silenziosamente dagli scaffali di molte biblioteche.”

  3. Gaja ha detto:

    Sono seriamente intenzionata a rianimare il mio blog e scrivere qualcosa in proposito.
    Sarà un granello di sabbia – perdona l’espressione abusata – ma servono anche quelli per bloccare un ingranaggio.

    • UtoFia ha detto:

      Sì. Non è semplicemente possibile far passare questa manovra. Non ha troppa importanza sapere se e quanto sia una boutade, è gravissimo che sia stata anche solo pensata, detta, scritta. Può anche darsi che Speranzon non abbia il potere di farlo, come mi sento dire da alcuni che scrollano le spalle e passano oltre: che cecità, che colpevole cecità! Non foss’altro perché questi hanno i numeri, come si dice, per varare una legge che stabilisca criteri d’ammissione per un’opera nelle biblioteche, punto. Come scrive Michela Murgia sull’Unià di oggi, esistono 26 copie del Mein Kampf nelle biblioteche d’Italia e nessuno si sognerebbe di proibirne la consultazione. Spero che la tua seria intenzione diventi realtà e, se hai bisogno, sono ovviamente qui.

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