BUONI ANNI

Felice 1956 a tutte le nuove creature, visibili e invisibili.

Amoroso 1957: comincia Carosello, dopo si fila a nanna e sogni d’oro, buonanotte mamma, buonanotte amore, ti voglio bene, anche io, per favore non spegnere la luce, ti lascio acceso l’angioletto, grazie, bacio, bacio.

Coraggioso 1958 a chi in quell’anno non era ancora al mondo, entrando a gradi (al pari di noialtri) stretto e inceppato in questa stia sonora di Prima, Dopo, Ieri, Mentre, Ora, Dritta, Mancina, Io, Tu, Quelli, Altri.

Lucido 1959, l’ultimo anno prima del boom ─ ahi presto quanti boom nelle piazze e sui treni degli anni Sessanta…

Allegro 1960 a Roma, che allora era ancora bellissima, e auguri a tutte le persone ancora molto piccole che in quell’anno impararono a scrivere.

Pimpante 1961, tutto una primizia: primo concerto dei Beatles, prima pietra del muro di Berlino, primo intervento degli Stati Uniti in Viet Nam, prima marcia Perugia-Assisi. Che la vostra vita sia sempre fresca di stagione e a chilometri zero dalla felicità.

Libero 1962 con lo shampo Dop, la lacca Cadonett, i cracker Tuc, il dado Lombardi che solo fa il vero buon brodo, il Pongo e le caramelle Rossana, che poi si guarda il mondo attraverso la plastichina e tutto è magnificamente rosso.

Sognante 1963 a tutti i nonni e le nonne, alle generazioni che proseguono, al mare che luccica e all’astro d’argento, cosa non più lunare.

Inaudito 1964, ogni giorno più uno, amen.

Sereno 1965, ché diventare grandi non è cosa che avvenga senza dolore.

Costante 1966 mentre la vita si riempie di ricordi, i ricordi di nomi, i nomi di voci e le voci di tutto il resto.

Degno 1967, gratis, prima che comprare sia come ascoltare e vendere come parlare. O viceversa.

Accogliente 1968, anno persistente, peristaltico, periclitante, perverso e perfino permanente, come altre cose mai iniziate quindi mai terminate.

Combattivo 1969 per sempre (dove “sempre” non esiste), caldo come l’autunno quand’è caldo.

Ingegnoso 1970 a quelli che come mio marito in quell’anno lasciavano finalmente la catena di montaggio e la Fiat, per rimanere in Italia e andare a star meglio. Oggi la Fiat lascia l’Italia, molte italiane e italiani pure, star meglio tocca a Marchionne e la politica tace (e auguri a chi alla Fiat ci lavora oggi: turni di 10 ore al giorno, più straordinari obbligatori, meno minuti di pausa, zero rappresentanti eletti dai lavoratori e qualche “rappresentante” nominato solo dai sindacati ─ Fim e Uilm ─ che firmano l’accordo, licenziamento per i lavoratori che scioperassero anche contro un suo solo punto), in un silenzio assordante.

Saldo 1971 contro ogni tempesta, mulinello, gorgo, maelström, tsunami. Possiate vivere in tempi interessanti.

Placido 1972, ricco di contraddizioni e povero di povertà.

Glorioso 1973, forse non il migliore degli anni, a un’umanità né migliore né peggiore di un’altra: è l’unica che abbiamo, teniamola da conto anche per i prossimi 365 giorni e notti.

Morbido 1974, tempo di perturbanze, refusi e violacciocche: che sia un anno senza ragione né torto e soprattutto senza esclusioni.

Fragrante 1975, dodici mesi come perle di vertebre, grani di memoria, semi di tempeste in un calice d’acqua pubblica e pulita.

Sorprendente 1976 a tutte le persone con le quali abbiamo condiviso pezzi di strada, angoli di vicoli, incontri di piazze e terrazze affacciate su panorami mozzafiato. Un anno di luoghi comuni a simili e dissimili, per non crollare nelle solitudini.

Indefinibile 1977 a chi di quell’anno non ha ancora capito nulla e al mondo, salvato dai ragazzini.

Benedetto 1978 al sorriso imbattibile di Franco Basaglia.

Scandaloso 1979, un brindisi alle pagine bianche perché mille fiori vi fioriscano, ai letti sfatti che accolgano corpi stanchi di riposare, alle mani che non smettono di tessere e agli occhi, questi sconosciuti.

Poderoso 1980, chi sa parli e chi non sa inventi.

Saporito 1981, quel che è mio sia tuo, quel che è tuo sia ovunque.

Piccante 1982 ai sapori del mondo, alle luci del buio, agli odori di boschi intatti, ai colori che ci rotolano nello sguardo finché morte non ci sorrida.

Sostanzioso 1983 per ogni ciocca dei tuoi capelli, ogni millimetro della tua pelle di rosa, ogni boccone del tuo corpo condiviso, ogni più piccolo brandello del tuo respiro, gioia dei viventi, tu, rivoluzione.

Leggero 1984 da qui a lì, oltre l’oceano e ritorno, molto più in là delle stelle. Che nessuno sia straniero, nessuno padrone, nessuno schiavo. Libertà dal bisogno m’è sì cara.

Immenso 1985 in cui si trova l’amore, si perde tempo e tutto sommato ci si può stare.

Solidale 1986: una mano stringe l’altra e tutte e due sollevano il peso.

Pacifico 1987 a chi non desidera nulla perché ha già tutto, a chi desidera tutto perché non ha nulla e all’arbitro che tenta di decidere chi dei due stia meglio e non sa che la gara è finita da un pezzo.

Umile 1988 dalla parte delle radici.

Denso 1989 di qua e di là dai confini visibili e invisibili.

Grazioso 1990 con ciò che più abbiamo caro sperando di non doverlo pagare altrettanto.

Memorabile 1991 a testa in giù, cuore spalancato e faccia scoperta. Le strade per decreto saranno tutte in discesa e gli asini semineranno ali nei cieli fino all’orizzonte.

Speciale 1992: proclamiamo lo stato di gravidanza permanente. D’ora in poi si nasce in continuazione.

Visionario 1993. Sia questa la nostra grazia, la nostra eredità, la nostra energia.

Amato 1994 a chi ama, a chi è amato, a chi amerà, a chi sarà amato e a chi imparerà ad amare, costi quel che costi.

Ironico 1995 per ridere con gli altri, non di loro.

Geniale 1996, geneticamente impuro, meticcio, bastardo, incrociato, sanguemisto.

Sfrenato 1997: irrefrenabilmente allegro, sagacemente felice e illuminato e con due giorni di tristezza a scelta per non dimenticare mai che tutto, anche la tristezza, è impermanente.

Saggio 1998 della saggezza dei vecchi saggi, della saggezza dei bambini saggi. I deficienti fuori, per favore, fino alla fine del tempo.

Diverso 1999, uguale solo alle perle nel fondo del mare, lontano dai temporali, simile al sorriso di chi ci ricorda, identico alle lacrime di chi ricorderemo a lungo.

Luminoso 2000 per mille e mille e mille anni.

Splendente 2001, anno della memoria che dimentica.

Tranquillo 2002 senza sobbalzi ma con molti decolli e altrettanti salti in avanti.

Generoso 2003 con le tasche vuote e le mani bucate. Ogni ricchezza è sparsa e diffusa: ineffabile tesoro del giorno, mi tuffo in te come l’acqua dall’alto della roccia.

Potente 2004 che sai cosa s’annida nel centro del centro del conflitto, le tue fiamme non mi tocchino, le tue paure mai siano le mie. Sii epico, sii forte, sii più grande del male.

Solare 2005 a te che hai trovato tua sorella fra tante e cui ogni fratello è amico. Possa io somigliarti.

Sicuro 2006 alla freccia al bersaglio all’arco e all’arciere.

Profumato 2007 di rose e di pane, ché sempre ne desideriamo, coniugate in una danza innumerevole.

Educato 2008 contro ogni protervia. Dal padrone non si vada con il cappello in mano, né oggi né domani.

Nuovo 2009, nuovo come ogni nuova parola che impareremo e che ci risparmierà il calcio in culo che prenderemmo domani se non l’imparassimo.

Amico 2010, mano tesa sull’orlo dell’abisso, carezza al caldo della casa che si apre per ospitare vecchi e nuovi nati, tavola pronta, ascolto croccante di certezze e pensieri, dubbi come piovesse, piccole gioie da custodire con cura, avventure sul filo del sonno, stanchezza piena di chi non si perde.

Per ciascuno dei miei anni auguro che l’anno che viene ci trovi ancora accanto: Accoglienti Allegri Amati Amici Amorosi Benedetti Combattivi Coraggiosi Costanti Degni Densi Diversi Educati Felici Fragranti Generosi Geniali Gloriosi Graziosi Immensi Inauditi Indefinibili Ingegnosi Ironici Leggeri Liberi Lucidi Luminosi Memorabili Morbidi Nuovi Pacifici Piccanti Pimpanti Placidi Poderosi Potenti Profumati Saggi Saldi Saporiti Scandalosi Sereni Sfrenati Sicuri Sognanti Solari Solidali Sorprendenti Sostanziosi Speciali Tranquilli Umili e Visionari.

È tutto al maschile, lo so: ma anche nel 2011, donne si diventa.

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In ogni caso nessun rimorso
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4 risposte a BUONI ANNI

  1. David Giacanelli ha detto:

    E’ proprio la mia infanzia oltre che nascita: ricca di contraddizioni e povera di povertà…

  2. daniele p ha detto:

    un grazie al maschile

  3. giuseppe pinto ha detto:

    dal fondo degli anni,
    velo che protegge
    viso che riappare
    sguardo che invita
    di nuovo, buon nuovo

    che bello rivederti/leggerti fiamma
    giuseppe

    • UtoFia ha detto:

      Ma non ci posso credere! Ecco, se scrivere servisse anche solo – solo? – a ricomporre reti, ritrovare mani amiche, (ri)costruire relazioni, non sarebbe tempo speso invano. Benvenuto, bentornato: il tempo è decisamente circolare.

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